PER IL PD UNO STOP. ORA CHIAREZZA NEL PARTITO ... NAZIONALE E LOCALE


Sono passate ormai alcune settimane dalla chiusura della tornata elettorale con cui quasi 17 milioni di italiani sono stati chiamati a rinnovare giunte e consigli di 7 Regioni e di più di 1000 Comuni.
I risultati sono noti e commenti sull’argomento ne abbiamo letti e sentiti tantissimi. In estrema sintesi ecco le nostre considerazioni.
    1. Il confronto fatto da più parti –non sempre in buona fede- con i risultati delle Europee dell’anno scorso e delle Politiche del 2013 non ha senso; è come mettere insieme mele, pere e banane: ottime per una buona macedonia, ma sempre di frutti diversi si tratta.
     2.  L’astensionismo la fa sempre più da padrona. Se da una parte questo è un trend che caratterizza molte democrazie nel mondo, sicuramente in Italia ha assunto dimensioni che non possono essere ignorate.
3. La trasformazione del Paese che Renzi e il suo governo hanno finalmente avviato dopo 20 anni di immobilismo comporta inevitabilmente che si vadano a toccare e scardinare rendite di posizione e interessi consolidati, anche quelli storicamente rappresentati dai partiti di centrosinistra e dal PD in particolare. Il prezzo che si rischia di pagare nel breve periodo è una parziale perdita di consensi. E’ il prezzo del coraggio del cambiamento.
4. Le Primarie come metodo di selezione della leadership possono essere migliorate, ma è irrinunciabile il principio di fondo: una volta scelto il candidato, tutti, vincitori e vinti, lo sostengono per vincere le elezioni, quelle vere. Ricordate Boeri a Milano nel 2010 e Renzi dopo la sconfitta alle Primarie del 2012? E invece avete presente il comportamento di Cofferati e Civati in Liguria un mese fa?
5.  A distanza di un anno e mezzo dall’elezione di Renzi a Segretario del PD e della sua nomina a Presidente del Consiglio è chiaro che la presenza di una leadership forte e riconosciuta è determinante.
6. Mentre a livello nazionale il #cambiaverso renziano si sta concretizzando in un effettivo rinnovamento della classe dirigente e della politica, a livello locale la strada è, purtroppo, ancora lunga. Ci si è concentrati sulle esigenze di governo del Paese ed è stato trascurata la necessità di ricambio della dirigenza in molte realtà locali dove la politica è rimasta appannaggio dei soliti noti.
Niente di nuovo, direte. E in effetti non abbiamo pretese da fini e innovativi analisti politici. Ci sembra però giusto che Partecipa Adesso dica la sua, anche e soprattutto in una logica di rilancio della discussione e dell’azione politica a Novate. La nostra è una realtà in cui c’è un gran bisogno di un confronto su molti dei temi evidenziati da questa tornata elettorale, temi che, se da una parte hanno un respiro nazionale, dall’altra sono strettamente collegate alle difficoltà della politica del centrosinistra e del PD a Novate. Diciamo pure che, a nostro parere, questi temi costituiscono la spiegazione di una parte importante del problema novatese.
E chi deve prendersi la responsabilità di affrontarli se non il PD, ovvero il partito di maggioranza e azionista di riferimento della politica a Novate?