
Il
Presidente del Consiglio Matteo Renzi, perfettamente in linea con le
sue idee di rinnovamento, il giorno della sua nomina, ha promesso di
attuare un piano di riforme per modificare l’assetto politico e
istituzionale del paese che parte da quelle prettamente inerenti
all’organizzazione dello stato - legge elettorale e riforme
costituzionali – per giungere ad altre quali: taglio cuneo fiscale,
riforma mercato del lavoro, e riforma della pubblica amministrazione.
Il filo rosso che lega tutte le proposte di riforma, riconduce a un’idea di politica che si preoccupi di aggredire i problemi sin dal loro sorgere, senza attendere i lunghi tempi che hanno caratterizzato la vita istituzionale della nazione.
La prima dimensione che emerge dalla lettura dell’azione del governo Renzi è dunque quella del tempo.
Nella presentazione di ogni proposta di legge, il governo ha fissato puntualmente la scansione temporale dei singoli passaggi.
In aggiunta, l’esecutivo ha reso immediatamente concreta la volontà di produrre partecipazione nella formazione dei provvedimenti legislativi, tramite la pubblicazione delle linee guida della riforma proposta, in modo da consultare direttamente la società in merito ai vari argomenti.
Da subito, il presidente del consiglio si è occupato di riforma della legge elettorale, del senato e del titolo quinto della costituzione.
La prima di esse è finalizzata a consentire la formazione di un governo immediatamente dopo le elezioni, garantendo allo stesso una maggioranza stabile.
Con la modifica del senato, si cerca di evitare una duplicazione dei passi necessari per l’approvazione di una legge.
L’idea è di passare dal bicameralismo perfetto che obbliga a far approvare una provvedimento legislativo dalla camera dei deputati e dal senato della repubblica, a un sistema secondo cui risulti sufficiente il voto di un ramo del parlamento.
La riformulazione del titolo quinto della costituzione deve servire a eliminare i contenziosi fra regioni e stato centrale nella distribuzione delle materie su cui essi possono legiferare.
Su alcune materie, infatti, fra i due enti spesso non vi è chiarezza in ordine a chi spetti decidere.
La riforma delle province, invece, è ufficialmente in vigore dallo scorso otto aprile, giorno in cui ha ufficialmente cessato di esistere la provincia come ente di primo livello, eletto direttamente dai cittadini.
Vi sono poi altre misure che l’esecutivo vuole approvare per dare nuova efficienza allo stato.
Le riforme sin qui elaborate riguardano la pubblica amministrazione, la giustizia, il terzo settore, il catasto, la normativa sul lavoro.
Accanto a queste elaborazioni normative, annoveriamo tutta una serie d’interventi su vari settori che vanno dal taglio dell’irap alle imprese, alla detassazioni sulla busta paga ( gli ottanta euro di bonus sullo stipendio).
Il filo rosso che lega tutte le proposte di riforma, riconduce a un’idea di politica che si preoccupi di aggredire i problemi sin dal loro sorgere, senza attendere i lunghi tempi che hanno caratterizzato la vita istituzionale della nazione.
La prima dimensione che emerge dalla lettura dell’azione del governo Renzi è dunque quella del tempo.
Nella presentazione di ogni proposta di legge, il governo ha fissato puntualmente la scansione temporale dei singoli passaggi.
In aggiunta, l’esecutivo ha reso immediatamente concreta la volontà di produrre partecipazione nella formazione dei provvedimenti legislativi, tramite la pubblicazione delle linee guida della riforma proposta, in modo da consultare direttamente la società in merito ai vari argomenti.
Da subito, il presidente del consiglio si è occupato di riforma della legge elettorale, del senato e del titolo quinto della costituzione.
La prima di esse è finalizzata a consentire la formazione di un governo immediatamente dopo le elezioni, garantendo allo stesso una maggioranza stabile.
Con la modifica del senato, si cerca di evitare una duplicazione dei passi necessari per l’approvazione di una legge.
L’idea è di passare dal bicameralismo perfetto che obbliga a far approvare una provvedimento legislativo dalla camera dei deputati e dal senato della repubblica, a un sistema secondo cui risulti sufficiente il voto di un ramo del parlamento.
La riformulazione del titolo quinto della costituzione deve servire a eliminare i contenziosi fra regioni e stato centrale nella distribuzione delle materie su cui essi possono legiferare.
Su alcune materie, infatti, fra i due enti spesso non vi è chiarezza in ordine a chi spetti decidere.
La riforma delle province, invece, è ufficialmente in vigore dallo scorso otto aprile, giorno in cui ha ufficialmente cessato di esistere la provincia come ente di primo livello, eletto direttamente dai cittadini.
Vi sono poi altre misure che l’esecutivo vuole approvare per dare nuova efficienza allo stato.
Le riforme sin qui elaborate riguardano la pubblica amministrazione, la giustizia, il terzo settore, il catasto, la normativa sul lavoro.
Accanto a queste elaborazioni normative, annoveriamo tutta una serie d’interventi su vari settori che vanno dal taglio dell’irap alle imprese, alla detassazioni sulla busta paga ( gli ottanta euro di bonus sullo stipendio).