Liberamente tratto dalla E-news di Matteo Renzi
Restituire fiducia ai cittadini e alle imprese
Uno potrebbe
replicare: crescita, austerità, rigore, investimenti. Ma questi argomenti a
cosa servono nella vita quotidiana di tutti i giorni? Cosa cambiano agli
italiani? Poco in teoria, molto nella pratica. Se riusciremo a spostare
l'attenzione dall'austerità alla crescita, cambiando il paradigma economico
dominante di questi anni di crisi, la ricaduta sulla vita quotidiana delle
persone in termini di posti di lavoro e capacità di spesa sarà evidente.
Qualcosa piano piano si sta muovendo: nei sei anni 2007-2013 l'Italia ha perso
poco meno di un milione di posti di lavoro. Negli ultimi sei mesi abbiamo
recuperato poco più di centocinquantamila. Ancora poco, sia chiaro. Ma è un
primo segno di inversione di tendenza che va incoraggiato innanzitutto attraverso
le riforme (e quando la cortina fumogena del dibattito ideologico si abbasserà,
vedrete che in molti guarderanno al Jobs Act per quello che è: un provvedimento
che non toglie diritti, ma toglie solo alibi. Toglie alibi ai sindacati, toglie
alibi alle imprese, toglie alibi ai politici). Le riforme non bastano. Occorre
investire sull'export (nonostante le sanzioni alla Russia abbiano picchiato
forte su una parte importante della nostra economia i dati ci consegnano un
quadro molto positivo: a settembre più 7,4% rispetto allo scorso anno) e
occorre soprattutto la più grande riforma, che consiste nel restituire fiducia
ai cittadini, alle imprese, agli italiani. Questo è il lavoro più faticoso che
stiamo facendo, ma è anche il più bello. Più giri per il mondo, più ti rendi
conto che l'Italia ha tutto per tornare a essere protagonista. Ma deve crederci
per prima lei. E io non mi stancherò mai di ricordare a noi stessi chi siamo e
cosa dobbiamo tornare a essere.
Legge di stabilità 2015La legge di stabilità 2015 si sta occupando esattamente di restituire fiducia. Si riducono le tasse in modo stabile e strutturato, a partire dalla stabilizzazione degli 80 euro e dalla riduzione delle imposte per chi crea lavoro. La approveremo definitivamente nelle prossime settimane ma quello che deve essere chiaro fin da adesso è che dal 2015 sarà più facile assumere e più conveniente dal punto di vista economico. Abbiamo cercato di sottrarre la legge di stabilità alla competenza esclusiva degli addetti ai lavori coinvolgendo i cittadini anche se so che non è semplicissimo addentrarsi nell'elenco dei commi e degli emendamenti. Ma chi volesse dare un occhio alle linee di indirizzo e dirmi che ne pensa mi fa un piacere: matteo@governo.it
Solo cambiando la scuola si cambia un Paese
Nel frattempo
la consultazione su come cambiare la scuola partendo dal basso e non con
progetti di riforma imposti dal governo ha visto una partecipazione molto
positiva. 1 milione e trecentomila accessi, 200.000 cittadini attivi, 2.000
dibattiti sul territorio. Devo confessare che non mi accontento. La riforma
della scuola deve diventare oggetto di dibattito ancora di più, ovunque. Perché
solo cambiando la scuola si cambia un Paese. Gli economisti e gli esperti
dibattono spesso di misure per la crescita: bene, personalmente ritengo che non
ci sia una misura più importante dell'investimento educativo, sul capitale
umano. Ho partecipato ad alcuni dibattiti, anche televisivi, sull'argomento. Mi
colpiscono due approcci diametralmente diversi. Il primo, minoritario, è tipico
di quella parte dei professori che contestano l'introduzione di criteri di
merito e - in fin dei conti - dicono che è stato un errore aver aperto la
consultazione su "La buona scuola" a tutti. Chi di voi ha seguito Porta a Porta di qualche giorno fa ha
ben presente di cosa stia parlando. Il secondo, largamente maggioritario, è
quello di chi ci crede. Quello dei prof, dei presidi, ma anche dei genitori e
dei ragazzi, e che si fidano del nostro tentativo di cambiare le cose. Ed è
pronto ad accettare con curiosità e passione una discussione vera. Adesso tocca
a noi. I soldi li abbiamo messi in legge di stabilità, come promesso. Gli
strumenti legislativi sono pronti, adesso si può provare finalmente a partire anche in Parlamento con la riforma
più seria e più importante: quella
che riguarda il futuro dei nostri figli.